Per grazia di Dio nel corso della mia vita ho avuto la possibilità di incontrare molte persone straordinarie, persone la cui vita parlava di cose importanti, di scelte impegnative; persone guidate da idee luminose che, nella loro esperienza ordinaria, erano state tradotte in un impegno costante e perseverante ed erano diventate la loro stessa vita.
Tra queste molte persone straordinarie, alcune hanno percorso la via dello scautismo e hanno fatto diventare la Promessa e la Legge scout il loro stile di vita ordinario, vissuto in famiglia, nel lavoro o nella professione, nella partecipazione ecclesiale, nell’impegno politico, nel servizio educativo.
In queste settimane è accaduto che abbiamo accompagnato attraverso il passaggio della morte alcuni amici che hanno vissuto lo scautismo fin da giovani, ed hanno scelto di continuare a viverlo in tutta la loro vita, sia quando sono stati impegnati come capi, sia quando, per vari motivi, non hanno potuto svolgere il servizio educativo in Associazione. Essi sono stati sempre scout, hanno vissuto tutta la loro vita guidati dalla Promessa e dalla Legge!
Nell’omelia di uno di questi funerali, il parroco ha proposto a noi un felice parallelismo tra la Promessa scout e il vangelo delle Beatitudini, quella pagina di Matteo che negli ultimi anni ci ha aiutato a vivere la Route nazionale delle Comunità capi del 2024. Mi sembra che questo parallelismo sia molto importante perché ci preserva da un pericoloso moralismo che, talvolta, quando parliamo di coerenza e fedeltà, potrebbe insinuarsi nelle nostre considerazioni.
Il testo delle Beatitudini, cosiderato da tanti il manifesto dell’Annuncio evangelico di Gesù, ci pone davanti ad una promessa che il Signore – per primo – ci rivolge: sarete beati se mi seguirete sulla via tracciata dalle Beatitudini, perché io sono il povero in spirito, il mite, il puro di cuore, l’operatore di pace, l’assetato di giustizia, il perseguitato. Non temete: sarete beati; ve lo prometto io!
E’ sempre importante mettere in ordine le cose. C’è una promessa del Signore che precede ogni nostra promessa (non solo quella scout, ma tutte le promesse che ci impegnano con l’aiuto di Dio). C’è un’azione della benevolenza divina che precede ogni nostro impegno e che consente ad ogni nostro impegno di diventare generatore di vita.
Noi promettiamo e ci impegniamo perché abbiamo creduto in quella promessa che il Signore ci ha rivolto; e poiché abbiamo posto in lui la nostra fiducia, possiamo rimanere fedeli al nostro impegno, facendo nella nostra vita l’esperienza della vitalità del Vangelo e della gioia promessa a chi dona la propria vita (quasi una caparra della risurrezione).
Ringraziamo il Signore per tutte le luminose testimonianze di vita che costellano il nostro cammino e la nostra storia, ma non lasciamoci distrarre dalla retorica dell’eroismo o dalla logica moralista.
Queste persone che hanno vissuto e vivono con coerenza quanto hanno scelto, non sono semplicemente persone tutte d’un pezzo che sono rimaste fedeli in mezzo alle tante vicissitudini della vita, ma persone che hanno rinnovato continuamente la memoria della promessa fatta loro dal Signore e sintetizzata nella pagina delle Betitudini, memoria che ha permesso loro di rinnovare quotidianamente il loro impegno di servizio e di fedeltà.
Questa è la strada che, con semplicità, possiamo percorrere anche noi, anche in mezzo alle nostre fragilità e alle nostre incoerenze, perché il Signore è fedele alle sue promesse e porterà a compimento quanto ha iniziato in noi e quanto ha posto nel nostro cuore come desiderio di vita piena.
Grazie fratelli e sorelle per la vostra testimonianza fedele e coerente che ci mostra con i fatti che è possibile vivere quanto fin da giovani abbiamo sognato per la nostra vita e per il mondo. Accompagnate ora il nostro cammino aiutandoci a volgere lo sguardo a Colui che per primo ha pronunciato per noi la sua promessa di vita e di bene e rinnovando in lui la nostra fiducia.
La festa di Maria Vergine Assunta in cielo, che oggi celebriamo, rappresenta per noi la garanzia della fedeltà del Signore alle sue promesse.












